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Ripartire dai giovani, anche alle urne

Perché é doveroso tracciare un nuovo vallo

In uno dei romanzi più controversi e interessanti di Luigi Pirandello, I vecchi e i giovani, viene delineata con precisione la natura complessa dell'uomo e la sua corsa contro il tempo che inesorabilmente scorre.

Quando esso scivola e procede implacabilmente, tuttavia, porta con sé alcuni quesiti che difficilmente avranno una risposta; ma che senza dubbio apriranno un varco attraverso cui avvilimento e mestizia potranno insinuarsi con relativa semplicità.

Perché tutto si ripete ciclicamente? É possibile muoversi con continuità e accorgersi, poi, di essere rimasti immobili?

L'entusiasmo tipico della giovinezza si esaurisce quando la vecchiaia bussa alla porta e il ritmo delle giornate diviene sempre meno forsennato, quando ogni aspirazione o sogno lascia il posto all'algida compostezza e razionalità.

Nell'Italia del 2019, quella della perdurante #emergenzagiovani e del #crollonatalità, che vede la sua età media attestarsi attorno ai 45 anni, il dislivello tra vecchie e nuove generazioni è sempre più ampio. E conseguentemente si allarga notevolmente la crepa nel muro dell'immobilismo e delle politiche rivolte al breve periodo; è indispensabile dunque apportare nell'immediato nuovi disegni.


L'avvisaglia del cambiamento

Il tema tornato alla ribalta da qualche settimana, dopo le asserzioni dell'ex Presidente del Consiglio Letta, riguarda la possibilità di estendere il voto ai sedicenni, in modo da contaminare con il fervore dei giovani quelle dinamiche politiche che, di fatto, sono sempre più vecchie.

Nulla di nuovo: avances simili vengono condotte da anni da tanti leader politici, a partire da Walter Veltroni in veste di segretario Dem e in tempi non sospetti (2007), passando per Matteo Salvini e Beppe Grillo, che arrivò addirittura a dichiarare la volontà di abbassare la soglia fino ai quattordici anni.

Per affrontare in maniera consona la proposta, occorre porgere lo sguardo verso alcuni dati di fatto: le garanzie previdenziali e la sanità pubblica sono ogni giorno più a rischio, col nostro Welfare State che rischia il tracollo; aumenta inoltre vertiginosamente il numero di anziani soli proprio per via della denatalità; l'aspettativa di vita si allunga; é sempre più preoccupante il fenomeno di emigrazione degli under 50; resta davvero poco tempo per fermare il climate change.

Per affrontare capillarmente tutti questi temi serve sicuramente un'ispirazione collettiva, il cui passaggio attraverso le istituzioni non può che essere guidato da chi cresce e si sviluppa portando sulle spalle il peso di questi fardelli. Un processo di mutamento volto a correggere un Paese che ha delle soglie anagrafiche riscontrabili in poche altre società avanzate.


Aprire il passaggio

Nel romanzo pirandelliano le elezioni sono alle porte e il clima che si respira é pervaso da sentimenti differenti. Da una parte lo scandalo della Banca Romana del 1892 aveva alimentato a dismisura i turbamenti e le inquietudini dei cittadini. D'altro lato tanti elettori, in base alle proprie vicissitudini, sperano in qualcosa di diverso e accarezzano l'idea di poterne essere, in qualche misura, protagonisti.

É possibile oggi perseguire una nuova direzione, tratteggiare un nuovo cammino: ma un sogno può condurre nel futuro soltanto se prima consente di visualizzare nitidamente la realtà.

Lanciarsi in spazi nuovi non é mai un gesto privo di criticità, ma le vere tribolazioni spettano a coloro che non riescono a cogliere le necessità del tempo e sono constantemente alla ricerca di garanzie.

Ed ora é tempo di costruire un nuovo posto al sole.

I presupposti ci sono; abnegazione e coraggio dovranno fare il resto.


Redatto da Mattia Brogno

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