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Mi apro alla chiusura



Come Harry Potter può essere rieletto in chiave politica

A prima lettura, la saga di Harry Potter può sembrare una fiaba puerile e superficiale, una finzione pensata e voluta per tutti quei bambini affascinati dall’irreale. Una tesi che spesso viene sostenuta soprattutto da chi giudica tutta la storia nel suo complesso basandosi solo sulla visione dei film.

Ma chi invece è cresciuto fianco a fianco al mago più famoso del mondo - leggendo tutti i libri, più e più volte, in varie lingue ed in vari modi e di conseguenza guardando tutti i film - non può non essere al corrente che, dietro una storia che ai più potrebbe figurare come banale e abbastanza scontata (la classica storia di magia in cui il bene combatte e sconfigge il male), esiste un immaginario imprevedibile con una galassia ricca di significati.

Harry Potter è una delle saghe più lette nella storia della letteratura ed è uno degli eventi di dimensioni planetarie con cui non misurarsi è impossibile. Pertanto, è un materiale letterario che è già stato assorbito da persone provenienti da varie estrazioni sociali e demografiche.

Le trame principali del lavoro di JK Rowling sono strettamente connesse con alcuni elementi politici analoghi a quelli del mondo contemporaneo.


Questi elementi potrebbero aver influenzato le prospettive e i valori di una generazione intera (come quella dei Millennials) cresciuta di pari passo con Harry Potter.

La storia di Harry esplora un mondo, creato dall’autrice, per affrontare, attraverso l’incontro con i suoi personaggi e le loro storie, questioni capitali come il coraggio, l’imprevedibilità come strategia d’azione, l’amore per la giustizia al di là della legge, il potere magico di fare incantesimi con le parole, l’amore come sentimento eterno in grado di sconfiggere l’oscurità e le minacce della retorica e della logica del fascismo e del nazismo.



Questi sono temi perfetti per favorire il dibattito sulla politica sociale e istituzionale.

La saga, è caratterizzata sia dalla presenza costante della Morte - probabilmente la più grande “amica” del giovane mago che sin dalla nascita è costretto ad avere a che fare con il dolore e la sofferenza - sia dalla presenza di messaggi politici che volutamente declinano l’opera.

La morte è il personaggio più nominato dell’intera saga e senza dubbio quello che determina in misura decisiva l’evolversi della storia: la morte sventata presiede alla notorietà di Harry, la morte temuta rappresenta l’ossessione di Voldemort, la morte personificata compare nel titolo dell’ultimo romanzo. La morte è il vero interlocutore dei personaggi principali della storia, è una sorta di alter ego nascosto, che da dietro le quinte, disegna il profilo umano del mago di volta in volta preso in considerazione e contribuisce a definirne il ruolo nell’economia degli opposti schieramenti.

Per quanto riguarda il sottobosco politico, l’esempio più chiaro, che permea l'intera trama, ha a che fare con la lotta sociale per l’accettazione delle streghe e dei maghi “mezzosangue” che, in quanto nati dall’unione di persone non magiche - Babbani - con maghi o streghe, non vengono considerati degni da una parte consistente del mondo magico, che addirittura li vorrebbe estinti.

La saga è guidata da scontri tra fazioni, da conflitti etnici, da lotte di potere politico, senza però mai mettere in disparte il vero motore del racconto: l’amicizia.

Son molte le allegorie narrative che fanno riferimento a eventi storici, economici e sociali realmente accaduti: il fondatore della casata Serpeverde, Salazar Serpeverde - mago di cui Voldemort si dichiara erede diretto - porta il nome del dittatore fascista portoghese Antònio de Oliveira Salazar. Il nome Grindelwald è tedesco (wald in tedesco vuol dire foresta) e Grindelwald è la cittadina dove visse Richard Wagner, di cui Hitler era grande ammiratore (nel film “Le Valchirie” Hitler pronuncia: “solo chi capisce Wagner può capire il nazionalsocialismo”. La scritta all’entrata del carcere di Nurmengard (l’equivalente di Azkaban) è “Per il bene superiore”, che è la riedizione magica di “Il lavoro rende liberi” di Mauthausen, Dachau, Auschwitz.

Harry Potter parla anche di burocrazia governativa e politica istituzionale, soprattutto quando racconta dell’organizzazione interna del Ministero della Magia. Inoltre, parla di movimenti sociali quando cita la liberazione degli elfi domestici, che nella serie sono trattati come schiavi e umiliati in diverse occasioni.

Hermione fonda il C.R.E.P.A (Comitato per la Riabilitazione degli Elfi Poveri e Abbrutiti) per la protezione e la tutela dei piccoli domestici. Provoca anche riflessioni su dilemmi etici e morali: dalla tortura, analizzando la maledizione imperdonabile come la “maledizione cruciatus”, o affrontando la questione di Sirius Black - imprigionato ingiustamente e colpevolizzato di una serie di crimini che non ha mai commesso - dimostrando come anche il sistema giudiziario magico presenti profonde lacune e quindi aggirato. In più, si sofferma anche sul ruolo cruciale degli insegnati nella crescita formativa dei giovani: Albus Silente insegna ad Harry cos’è il bene e cos’è il male e a distinguerli. Minerva McGranitt, rigida e severa, insegna a non lasciar chiudere gli occhi di fronte alle ingiustizie e a schierarsi a testa alta nei momenti cruciali in cui prendere posizione è fondamentale. Hagrid cresce Harry come fosse sui figlio, insegnandogli l’ importanza della lealtà e dell’amicizia.


Il mondo di Hogwarts è un mondo fantastico nella rete del reale. E lo sanno i milioni di lettori che nel mondo del “maghetto” hanno vissuto. In fondo, che cosa si intende quando si spiega che imparare a leggere significa anche imparare ad esistere in più mondi? Probabilmente, oltre al nostro mondo in cui viviamo la nostra quotidianità, si aggiungono altri mondi di cui facciamo esperienza. Lo ha spiegato chiaramente il filosofo Nelson Goodman (nel suo libro “Vedere e costruire il mondo”), il quale sostiene che non ci sia un solo mondo vero e reale, ma tanti mondi differenti, tutti reali. E i mondi della letteratura fantastica, come il mondo di Harry Potter, hanno la stessa dignità dei mondi teorizzati dalla scienza. I romanzi di JK Rowling sono, a tutti gli effetti, un pilastro della cultura pop di straordinaria bellezza, e chiaramente rappresentano una risorsa potentissima per il ripristino dell’identità politica, per il ribaltamento del presente e per lo stravolgimento del reale.


Redatto da Jacopo Gasparetti

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