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Ma a noi che c’importa del cambiamento climatico? E perché noi giovani dovremmo agire?


Abbiamo deciso di scrivere questo articolo dopo che per l’ennesima volta abbiamo dovuto affrontare alcuni cittadini estremamente convinti che chiunque parli di cambiamento climatico o di emergenza climatica, si stia in realtà inventando tutto.

Queste affermazioni - solitamente spacciate come dogmi certificati a cui non si può non credere perché “la rete non mente, Facebook è più che affidabile ed il concetto di fake news è un’ invenzione dei poteri forti” - non hanno alcuna attendibilità e soprattutto potrebbero (sappiamo bene quanto pesino le bufale sul web nel nostro Paese) influenzare negativamente migliaia di persone che non conoscono a sufficienza l’argomento e che quindi non hanno i mezzi necessari a contrastare le fake news.

Quindi, la domanda che tutti ci dovremmo porre è la seguente.

Ma a me, che m’importa del cambiamento climatico? E perché dovrei dar retta a quei quattro pazzi che mi invitano costantemente a tenerlo d’occhio?

Ecco alcuni buoni motivi per cominciare ad interessarsi al tema e, non ci giudicate prima di conoscerci, provare successivamente ad entrare a far parte della grande famiglia di Green Atlas.

In circa 200 anni, la temperatura media globale è aumentata di circa 1,2 gradi. Sedici dei diciassette anni più caldi della Terra si sono registrati dall’inizio del XXI secolo, precisamente dal 2001 ad oggi. Sul fronte migrazioni, entro 30 anni l’invivibilità del Pianeta potrebbe costringere oltre 150 milioni di persone a migrare.

Secondo gli scienziati - che da anni si battono per far emergere questi dati in modo che la società civile si renda conto verso quali traumatici scenari andiamo incontro - entro il 2050 il cambiamento climatico scongelerà, durante i periodi più caldi dell’anno, tutti i ghiacciai artici.

In più, dal 1900 ad oggi, i cambiamenti climatici hanno comportato un aumento drastico del livello dei mari - ad esempio 8 isole nell’Oceano Pacifico sono state già sommerse completamente e, secondo gli esperti, entro il 2100 l’aumento dei mari potrebbe sommergere una parte dell’Italia grande quanto la Liguria - e sono la causa dell’ 80% dei disastri naturali.

Se manterremo questo ritmo, se continueremo a fregarcene di ciò che ci succede intorno, se continueremo a produrre molto di più rispetto a quanto consumiamo, se i governi non attueranno delle riforme coraggiose che limitino l’uso dei combustibili fossili, se non si comincerà a parlare realmente di ecosostenibilità e di green economy, non si potrà più tornare indietro.

Se noi giovani non ci diamo da fare per combattere uniti contro lo stereotipato concetto del “tutto cambi perché nulla cambi” e se non capiamo come coordinarci e offrire una risposta concreta su queste questioni urgenti, domani saremo anche noi ugualmente responsabili.


Unione, pensiero, organizzazione, imprevedibilità, azione, risultati.

Devono essere queste le nostre nuove parole chiave.


Redatto da JG

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