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La geografia come «filosofia attiva»

L’uomo è naturalmente geografo. In un mondo che sta cambiando profondamente e nel quale i rapporti tra società e natura diventano sempre più complessi e gli equilibri più fragili, l’insegnamento della geografia dovrebbe svolgere una funzione educativa di grande rilevanza, garantendo una presenza qualitativa e di alto profilo educativo, dalla scuola primaria fino all’università. La geografia,che nasce con l’uomo, ponendo al centro della suaattenzione l’umanità che vive e opera sulla Terra, dovrebbe essere strumento attraverso cui cogliere con immediatezza questi cambiamenti, con le contraddizioni, i conflitti e i nuovi approcci spaziali che comportano. Appare allora sempre più importante un’approfondita valutazione del comportamento umano nei riguardi della natura e delle scelte consapevoli tra azioni egualmente possibili, ma derivate da diversi principi e norme morali. Come osserva Angelo Turco : «potrebbe essere arrivato il tempo di immaginare la geografia come una disciplina empirica capace però di sviluppare anche una sorta di filosofia dell’azione».

I processi di antropizzazione sono preoccupanti per le risorse che consumano e le diseguaglianze che accrescono. Alla crescita economica, valutata prevalentemente in termini quantitativi di possesso e interpretata come strumento di benessere per la realizzazione di stabilità socio-economica e politica, si sacrificano spesso la qualità della natura, le diversità culturali, le testimonianze del passato e l’attenzione del futuro. Salvatore Settis, archeologo e presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, scrive: «lo spazio dell’uomo è riflesso e memoria della storia e della società, anzi delle storie e delle società che lo hanno plasmato nel tempo, che lo plasmano oggi per gli uomini e le donne di domani».                              

Proprio un apprendimento significativo e competente in geografia possono contribuire a rendere i giovani capaci di operare a scala locale e globale per migliorare la situazione di un pianeta messo fortemente a rischio, attraverso un progresso incontrollato e disuguale, dalle generazioni che li hanno preceduti; allo stesso modo devono acquisire atteggiamenti e comportamenti di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale ricevuto in eredità, distribuendone le risorse in maniera equa e solidale. Alla base di qualsiasi atteggiamento e comportamento c’è, infatti, la presenza o l’assenza di una significativa e solida formazione culturale, che deve continuare ad alimentarsi per tutta la vita.


Redatto da Silvia L.


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