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L’informazione è cambiamento

In un mondo di false notizie è doveroso fare chiarezza su alcune questioni chiave per comprendere meglio il nostro presente.  Al riguardo ha un’indiscutibile rilevanza il rapporto causa-effetto dei cambiamenti climatici che spesso sono sottovalutati o addirittura tralasciati. Quando si parla di “cambiamenti climatici” si fa riferimento a quei fenomeni che, che nella loro più accentuata manifestazione ,sono con ogni probabilità una conseguenza dell’intervento dell’uomo sulla terra. Il concetto di “norma” è in crisi. Comportamenti atmosferici che fino alla prima metà del ‘900 erano definiti inusuali o anomali si verificano assiduamente. Possiamo ricordare tra i principali fenomeni : eruzioni vulcaniche,terremoti, trombe d’aria, ma anche microburst (torbidi di vento verticali dipendenti da nubi temporalesca che si abbattono sugli aerei) ,piccoli cicloni che si manifestano sempre più frequentemente nel Mediterraneo e onde di calore estive pericolose per anziani, cardiopatici e bambini. Come questi eccessi vengono raccontati, diffusi e spiegati dai social media al grande pubblico? La principale causa di ignoranza sulla questione ambientale è imputabile ad una cattiva informazione. Mentre gli appelli degli scienziati compaiono sui giornali saltuariamente, in coda ai servizi di politica e di cronaca , maggiore risalto viene dato  ai filmati che mostrano velocemente  le conseguenze climatiche come un film apocalittico.  Tale rappresentazione crea un effetto contrario: paralizza l’agire umano. L’informazione terroristica serve solo a riempire le scatole dell’informazione per un tempo limitato. E il cambiamento climatico è percepito da molti come una minaccia troppo grande e troppo lontana . Che cosa ci vuole allora? Occorre un lavoro di squadra che,oltre a coinvolgere i cittadini, preveda un nuovo accordo tra scienziati e comunicatori con l’assunzione di un linguaggio scientifico più fruibile e l’abbandono del mero fine spettacolare e quasi terroristico dell’informazione. Nei nostri giornali non esiste una sezione specializzata dedicata esclusivamente a notizie ambientali . Ma forse qualcosa si muove: c’è anche La Repubblica -noto quotidiano italiano  diretto da Carlo Verdelli-  nel progetto «Covering Climate Now» lanciato dalla Columbia Journalism Review. Il disegno, che è in corso d’opera coinvolgendo  già 170 fra le principali fonti mondiali di informazione, intende rompere il silenzio sull’emergenza climatica, anche modificando il linguaggio con cui l’informazione ne parla.

Redatto da Silvia Leopizzi


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