Cerca
  • greenatlasofficial

Cronache dal Medio Oriente: Che cosa sta succedendo in Libano?

A differenza di quanto accaduto nel 2011 - quando milioni di cittadini arabi erano insorti in Medio Oriente durante la stagione comunemente conosciuta come “Primavera Araba”- la protesta in corso in Libano, che va avanti da giorni, è nata soprattutto da ragioni economiche e sociali che includono il preoccupante allargamento della forbice di ricchezza tra le diverse fasce della popolazione e un altissimo livello di corruzione.

Travolto dalle proteste antigovernative, il presidente libanese Saad Hariri si è dimesso. “Per 13 giorni il popolo libanese ha atteso una soluzione politica che arrestasse il deterioramento del clima”, ha spiegato Hariri durante la conferenza stampa. “In questi giorni ho provato a trovare un modo per ascoltare la voce del popolo e allo stesso tempo evitare pericoli per la sicurezza e l’economia. Oggi ho raggiunto un punto morto, un vicolo cieco, credo ormai sia necessario dare una scossa”. L’ex presidente ha concluso l’intervento ricordando le parole del padre Rafiq, ucciso da un’auto-bomba nel 2005: «Nessuno è più importante del proprio Paese». Finite le comunicazioni alla stampa, si è recato al palazzo presidenziale per firmare le dimissioni.


Le poteste sono cominciate in maniera spontanea verso la metà di ottobre e sono proseguite senza sosta. Quasi un milione le persone che hanno raggiunto le strade di Beirut durante le manifestazioni. Centinaia di migliaia di giovani, sia uomini che donne, sono i protagonisti indiscussi delle proteste.

Il Libano soffre una drammatica carenza di servizi pubblici e infrastrutturali, che fanno vivere gran parte della popolazione - circa metà di essa vive sotto la soglia di povertà relativa - in condizioni difficili. Secondo recenti stime Onu, l'1% della popolazione detiene circa il 25% del reddito nazionale, e nel 2017 il 20% dei depositi bancari era concentrato in circa 1600 conti correnti (lo 0,1% del totale). Se è noto che il Paese dei Cedri ha uno dei debiti pubblici più alti al mondo - cresciuto del 2000% dal 1990, con un rapporto debito/Pil del 150% e interessi sul debito altissimi -, meno noto è forse il livello di profitti delle sue banche commerciali, le quali peraltro detengono gran parte del debito stesso e in molti casi sono di proprietà di alcuni facoltosi politici o dei loro familiari.

Il sistema fiscale libanese si basa quasi esclusivamente sulla tassazione indiretta, quella applicata ai beni di consumo: si tratta di tasse che per loro natura sono regressive, colpendo allo stesso modo chi ha un reddito alto e chi ne ha uno bassissimo. Circa il 60% delle entrate fiscali del Paese è costituito dal pagamento dell'Iva.


La rete elettrica - Electricità du Liban - indebitata per miliardi di dollari, copre soltanto il 65% del fabbisogno, motivo per cui lo Stato non riesce ancora a garantire alla popolazione la corrente elettrica 24 ore su 24.

In molte zone del Paese, la luce elettrica è disponibile solo per un numero limitato di ore. A Beirut, i blackout programmati vanno dalle 3 alle 6 ore al giorno. Fuori dalla Capitale si arriva invece anche a 12 ore senza elettricità. Anche l'approvvigionamento idrico è un problema - in alcune aree costiere della capitale l'acqua della doccia è salata - solo parzialmente lenito dalla presenza di due navi cisterna turche "parcheggiate" sulla costa libanese.

A chiunque si trovi in Libano non può sfuggire il grave problema legato ai rifiuti. Nel 2015 questa emergenza stimolò una prima rabbiosa protesta della popolazione, riunita attorno al movimento della società civile "You stink" (Voi puzzate): il problema, sorto ormai 7 anni fa, non è stato mai risolto.

Anzi, in alcuni frangenti si è aggravato, soprattutto dopo la chiusura di alcune discariche e l'apertura di quella di "Costa brava", sulla spiaggia che lambisce l’aeroporto.

Ma la rabbia popolare si scontra con forza contro la corruzione diffusa in tutto il Paese, soprattutto a livello politico. Le dimissioni di Hariri potrebbero rappresentare una svolta per la fine delle proteste. La prospettiva di un esecutivo nuovo, però, non è affatto semplice. Qui il governo si divide gli incarichi su base confessionale e il primo ministro può essere soltanto sunnita secondo il sistema di divisione del potere. Qualsiasi decisione politica deve, quindi, essere mediata e condivisa anche dagli altri esponenti del governo, in primis da Hezbollah.

Se le dimissioni di Hariri rientrano in un piano sottoscritto anche dagli altri esponenti del governo, probabilmente il presidente del Libano Michael Aoun nominerà a breve un nuovo premier con lo scopo di portare il Paese a prossime elezioni. Se, invece, la decisione di Hariri non è condivisa, il rischio è che il caos continui.


Redatto da JG


42 visualizzazioni

3932723097

Via Canton 20
Roma, 00144

©2019 di Green Atlas.